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Lo sviluppo sostenibile per le città del futuro: la Nuova Agenda Urbana di Quito

Lo sviluppo sostenibile per le città del futuro: la Nuova Agenda Urbana di Quito

Si è concluso il 20 ottobre, la Conferenza mondiale Habitat III, organizzata a Quito da UN-Habitat, il Programma delle Nazioni Unite per gli Insediamenti Umani. La conferenza riunisce capi di stato e di governo e ministri rappresentanti gli Stati membri dell’ONU insieme con i rappresentanti della società civile, delle comunità locali e dei popoli indigeni e del settore privato per discutere di Housing e Sviluppo Urbano Sostenibile. Al termine è stata  adottata la Nuova Agenda Urbana, che definisce un approccio globale all’urbanizzazione e detta le indicazioni per lo sviluppo delle città nei prossimi vent’anni.

I numeri forniti dall’ONU impongono un’attenzione particolare alle aree urbane. Si stima, infatti, che le città occupino appena il 3% della superficie terrestre, ma accolgano oltre la metà della popolazione mondiale. Il dato è destinato a crescere: la previsione è che entro il 2050 i due terzi dell’umanità vivranno in aree urbane e saranno soprattutto l’Africa e l’Asia a veder crescere città e metropoli.

Habitat III offre l’immagine di città in continua crescita, protagoniste indiscusse dello sviluppo economico e che pongono sfide importanti sul piano energetico, ambientale e sociale. La Nuova Agenda Urbana vuole essere un documento ambizioso, orientato all’azione e al cambiamento, capace di definire obiettivi globali e necessari per ripensare il modo in cui costruiamo, gestiamo e viviamo le città. Un cambiamento che, comunque, si colloca nella direzione già tracciata dalle Conferenze Habitat precedenti. La Nuova Agenda Urbana riprende, infatti, le indicazioni formulate a Istanbul nel 1996 e le rilancia, menzionando per la prima volta un diritto alla città.

Presentando a Quito la Strategia per l’Urbanizzazione Sostenibile, l’UNDP ha sottolineato la necessità di alleanze forti tra partner locali, e non solo con quelli internazionali, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030, per affrontare efficacemente la povertà urbana, la disoccupazione, le disparità di genere, gli effetti del cambiamento climatico e il rischio di disastri.

Le città del futuro, dunque, dovranno essere inclusive e sostenibili, dovranno essere aperte a tutti, attente alle differenze e in grado di offrire uguali opportunità a chi le abita. L’ambizione di cambiare le città dei prossimi decenni dovrà fare i conti anche con peculiarità locali, storie diverse, interessi comuni, condivisi ma non necessariamente organizzati, traiettorie particolari, persino contrarie.


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