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Ruoli manageriali: la parità di genere è ancora lontana

Ruoli manageriali: la parità di genere è ancora lontana

Secondo un nuovo Rapporto delle Nazioni Unite, negli ultimi 20 anni si è registrato un aumento del numero di donne impiegate in posizioni dirigenziali, anche se per raggiungere la parità di genere la strada da fare è ancora lunga.

Lo Studio, pubblicato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro ILO (OIL-ILO) e intitolato “Women in Business and Management: Gaining Momentum, copre 80 dei 108 Paesi per i quali sono disponibili i dati ILO.

Si rileva che negli ultimi due decenni, le donne hanno raggiunto il 20% o più di tutti i posti dirigenziali in un ristretto numero di Paesi: la Norvegia vanta la più alta percentuale globale di aziende con una donna come presidente (13,3%), seguita dalla Turchia (11,1%).

«La nostra ricerca – dichiara Deborah France-Massin, direttore dell’Uffico dell’ILO per le attività dei datori di lavoro – mostra che l’aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro è stato il più grande motore di crescita e competitività. Un numero crescente di studi ha inoltre dimostrato una connessione positiva tra la partecipazione delle donne in posizioni decisionali e le performance aziendali».

Nonostante i progressi compiuti nella compensazione del divario di genere a livello manageriale, solo il 5% o meno degli amministratori delegati delle più grandi società del mondo sono donne, la Relazione sottolinea che più è grande la società e meno sono le probabilità che una donna ne sia a capo. Inoltre i risultati del Rapporto indicano che le donne possiedono e gestiscono oltre il 30% di tutte le piccole e medie imprese. Di conseguenza, aiutare le donne a far crescere le loro aziende, non solo aumenterebbe la parità di genere, ma contribuirebbe ad accrescere lo sviluppo economico.

Secondo il rapporto, la Giamaica ha la più alta percentuale di donne manager (59,3%), mentre lo Yemen la più bassa (2,1%). Gli Stati Uniti (42,7%) sono al quindicesimo posto, mentre il Regno Unito (34,2%) si piazza al quarantunesimo.

Il Rapporto delinea dunque una serie di raccomandazioni per ridurre il divario di genere, facendo riferimento, in particolare alla ricerca di «soluzioni flessibili» per dare la possibilità alle donne di conciliare impegni lavorativi e quelli familiari e all’adozione di regole che assicurino il diritto alla maternità e l’accesso universalistico ai servizi per l’infanzia.

Molta strada è ancora da fare anche in tema di attenzione alla differenza di genere nella gestione delle risorse umane e, soprattutto in alcuni settori, per «cambiare gli schemi mentali e rompere le barriere culturali»

«È tempo di rompere il cosiddetto soffitto di cristallo – afferma France-Massin – per evitare quote rosa obbligatore che non sempre risultano necessarie o efficaci»

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