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Supporto alla società civile, alle donne e ai lavoratori vulnerabili in in Pakistan

Supporto alla società civile, alle donne e ai lavoratori vulnerabili in in Pakistan

Il Pakistan è attanagliato da forti tensioni politiche e sociali, che nascono e si sviluppano in un contesto di estrema disuguaglianza economica e si connotano anche secondo linee etniche, religiose, tribali.
Con quasi 180 milioni di abitanti, è il sesto Paese più popoloso al mondo e, in base all’indice di sviluppo umano, si colloca al 146° posto su 188 Paesi

La presenza di un mercato del lavoro fortemente informale non fornisce reddito adeguato, né protezione sociale, ma anzi favorisce discriminazioni di genere, sfruttamento del lavoro minorile e del lavoro forzato. La disuguaglianza di genere nel mercato del lavoro è evidente: il tasso di partecipazione femminile è del 19,6% (contro il 69,5% dei maschi), le donne sono sottorappresentate e sottoutilizzate e predominano nei lavori non retribuiti, a bassa retribuzione e poco qualificati. Ancora peggiore è la situazione del bonded labour, forme di lavoro forzato in cui sono intrappolate le fasce più marginali della popolazione. Il lavoro forzato è una caratteristica dominante nelle fornaci di mattoni: secondo stime dell’ILO , nella provincia del Punjab ci sono circa 5000 fornaci mentre in quella del Khyber Pakhtunkhwa circa 400 e più di 0,5 milioni di uomini, donne e minori vi trovano impiego (sull’intero territorio nazionale sono presenti 8.000/10.000 fornaci e 1,5 milioni di persone vi lavorano).

ISCOS è impegnato in Pakistan, con il sindacato locale, ininterrottamente dal 1998. Tra i numerosi progetti realizzati, si ricordano quelli di rafforzamento delle capacità tecniche del sindacato, di formazione delle fasce più vulnerabili della popolazione e di networking di ONG locali contro il lavoro minorile, finanziati dalla UE e dalla British High Commission. Dal 2002, in seguito alla crisi dei profughi afgani, ISCOS ha svolto interventi di emergenza, ripresi in seguito al terremoto del 2005 e alle inondazioni del 2009/2010, con finanziamenti di Cooperazione Italiana, Unicef, Fondazione Falk e di raccolte fondi privati.
ISCOS lavora da oltre 25 anni con le organizzazioni sindacali di oltre 30 Paesi per la promozione del lavoro dignitoso, del dialogo sociale, della protezione sociale.

Obiettivi 

ll progetto è finalizzato alla formazione di lavoratori e lavoratrici con particolare  attenzione alla specificità femminile, e all’assistenza alle lavoratrici impiegate nelle fabbriche di mattoni.

Assi prioritari di azione

    • l’interlocuzione con attori della società civile ed istituzioni vicini al mondo del lavoro, al fine di contribuire ad una migliore consapevolezza e diffusione di conoscenza sulle problematiche affrontate da lavoratrici e lavoratori ed alle loro necessità, in particolare nelle fornaci, nonché sul ruolo del sindacato all’interno della società civile pakistana;
    • l’organizzazione di corsi di formazione;
    • la progettazione e l’implementazione di servizi di assistenza legale;
    • la realizzazione di azioni che estendano l’accesso all’istruzione pubblica per i figli delle lavoratrici impiegate nelle fabbriche di mattoni.

Destinatari diretti 

    • 1880 lavoratori/trici, sindacaliste/i che partecipano alle attività di formazione;
    • 320 rappresentanti del sindacato e delle autorità locali che sono sensibilizzati sulle tematiche del lavoro dignitoso.
    • 2000 donne migliorano le pratiche igieniche;
    • 2000 lavoratori ottengono documenti anagrafici e di previdenza sociale;
    • 120 lavoratori sono assistiti in cause in tribunale;
    • 100 minori hanno accesso, per due anni, all’istruzione formale.

Destinatari indiretti 

Le famiglie dei beneficiari diretti poichè tutte le attività, in ultima analisi, contribuiscono alla promozione sociale, delle condizioni di vita e di lavoro dell’intero nucleo famigliare. Se si considera che ogni famiglia è composta in media da 8 membri, in totale sono 51360.

Inoltre, tra i risultati delle attività vi è quello di firmare 140 accordi con i proprietari delle fornaci: considerando che in ogni fornace lavorano in media 20 famiglie, le condizioni di vita e lavoro miglioreranno per altre 2800 famiglie, ossia per 22400 persone

 

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