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Sviluppo 2030 e indice della fame nascosta

Sviluppo 2030 e indice della fame nascosta

È stato presentato da Cesvi pochi giorni fa l’Indice Globale della Fame 2016, il rapporto annuale pubblicato dall’International Food Policy Research Institute (IFPRI) e ormai giunto alla sua undicesima edizione. Strumento di misurazione multidimensionale, l’indice Globale della Fame (Global Hunger Index – GHI) permette di valutare i progressi e ritardi nella lotta alla fame nel mondo. La serie di Rapporti che si sono susseguiti dal 2006 registra la situazione a livello globale e nazionale; inoltre, mette in luce le disomogeneità all’interno dei singoli paesi in modo da individuare le aree di maggior vulnerabilità.

Il Rapporto di quest’anno riferisce alcuni importanti segnali positivi: rispetto al 2000, il livello di fame nei Paesi in via di sviluppo è sceso del 29% e in 22 di essi il miglioramento è stato tale da comportare un dimezzamento dell’indice, pur con disparità tra zone diverse all’interno dei singoli Stati. Si conferma, inoltre, il dato già riportato lo scorso anno: nessun Paese è risultato nella categoria “estremamente allarmante”.

Nonostante questi progressi, i numeri che misurano la fame restano impressionanti: ne soffrono 795 milioni di persone. Nei 118 Paesi in cui l’indice è stato calcolato, tra i bambini di età inferiore ai cinque anni, uno su quattro è affetto da arresto della crescita correlato a una sottonutrizione cronica e l’8% soffre di deperimento, sintomo di sottonutrizione acuta.

I livelli di fame sono valutati «gravi» o «allarmanti» in 50 Paesi. Per altri 13 non è stato possibile calcolare il punteggio di GHI 2016 a causa di insufficienza di dati; ma, sulla base di quelli disponibili, la maggior parte suscita grande preoccupazione. A livello regionale, i punteggi più alti, e quindi i livelli più alti di fame, si registrano ancora nell’Africa subsahariana e in Asia meridionale, nonostante i valori per queste due regioni siano diminuiti nel tempo.

“Obiettivo Fame Zero” recita il sottotitolo dell’Indice Globale della Fame 2016: una citazione dell’Agenda 2030 per o sviluppo sostenibile, ma da all’obiettivo “Fame zero” siamo ancora lontani.

In vista dell’obiettivo 2030, il Rapporto contiene alcune raccomandazioni strategiche concentrate soprattutto su quattro aspetti. Il primo riguarda l’impegno nella lotta alla fame, il quale viene esteso a tutti i Paesi, non solo a quelli in via di sviluppo, e a tutte le istituzioni, in modo da favorire la coerenza delle politiche per uno sviluppo sostenibile. Un altro aspetto affrontato dalle Raccomandazioni del GHI 2016 è la trasformazione dei sistemi alimentari perché diventino inclusivi, resilienti e sostenibili, sia in senso economico sia in senso ecologico, in modo da garantire la sicurezza alimentare. Il terzo aspetto si riassume con l’inclusione e la partecipazione dell’intera società: nessuno deve essere dimenticato e tutti sono parte attiva. Ciò significa che le politiche governative devono contribuire alla giustizia sociale, all’abolizione della povertà rurale, al miglioramento della salute e del benessere delle persone e al rafforzamento della partecipazione femminile. Ciò Significa anche, ed è questo l’ultimo elemento a cui si riferiscono le Raccomandazioni del GHI, che i cittadini devono chiedere conto ai governi delle loro azioni. Per raggiungere l’obiettivo Fame Zero, e gli altri 16 obiettivi di sviluppo sostenibile, è necessario, infatti, il monitoraggio rigoroso dell’operato di organizzazioni internazionali e governi per garantirne la trasparenza.

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